lunedì 17 settembre 2007

Torta della signora Vittoria





da Artemisia Comina

Nella mia ragazzinità. Vittoria era la madre della mia grande amica Isabella. Non amava cucinare. Per fortuna in cucina c'era Dina. Quella del dolce di pere. Tuttavia, la signora Vittoria sapeva fare una semplicissima torta, che nell'essere semplicissimamente golosa piaceva un sacco ai bambini; anche a me, che all'epoca non ero furba per niente e quando andavo al ristorante ordinavo sempre la stracciatella. Ho fatto la torta questa sera, per degli amici, da mangiare chiacchierando.

Fare la pasta della pizza (l'ho fatta con 500g di farina; la signora Vittoria la comperava).

Procurarsi un ruoto - lasciatemi usare questo bellissimo termine napoletano - di 32cm di diametro a bordi abbastanza alti.

Preparare un composto fatto di besciamella (a partire da mezzo litro di latte) formaggi (in questo caso, 100g di groviera e 100 di pecorino) e salumi (in questo caso, 100g di mortadella).

Rivestire il ruoto con un disco di pasta, farcire, coprire con un altro disco, sigillare, bucherellare, oliare, salare. Ho sforbiciato il bordo per la cottura e l'estetica. E ho cosparso la superficie di erbette essiccate del mio terrazzo, una vera teriaca con ogni erba. Evidentemente, va bene anche l'origano, o nulla.

La pasta ha avuto una prima lievitazione completa e nella seconda, a torta allestita, ha lievitato alquanto, ma niente di che, un quarto d'ora, gonfiando i bordi sforbiciati.

Forno a 250° per 15-20'.

Da mangiare calda.

Nella foto esonda; se la si vuole meno profluviale, basta non aprirla fumante, appena uscita dal forno. Inizierà a rassodarsi. La besciamella che occhieggia dal bordo è uscita quando ho capovolto la torta per sformarla.

***

Aggiornamento maggio 2017
 
Sul tavolo di  Maggio 2017. Lo spuntino della visita la museo



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