mercoledì 5 marzo 2008

Marzo. Venezia. Una casa sotto i tetti e tra i canali. Pic nic dai Daini.






Marzo 2008. Venezia. Una casa sotto i tetti e tra i canali. Pic nic dai Daini. Dai Daini rigore, semplicità, cactus in fiore, computer qua e là, finestrelle impreviste fatte con mattoni di vetro che fanno entrare lame di luce al mattino, un bel gattone beige e turchese che scivola felpatamente sul pavimento di terrazzo, il forno che Cucurbita ci fa notare ridendo come sia chiuso con l’elastico in attesa di una mirabolante cucina nuova, la cucina economica che invece è stata già riparata e adesso funziona a meraviglia, e infine la capacità di allestire un lesto pic nic domenicale. Cucurbita infatti ha il raffreddore e una sciarpa intorno al collo e invece che con uno spritz in giro per Venezia, ci salutiamo con una tovaglia verde stesa sul tavolo rotondo, ciotole di questo e quello, un veloce hummus, una squisita torta al tartufo, zaletti.








 
I siamesi veneziani stanno diddio sui terrazzi veneziani, che non sono all’aperto (nel caso, si chiamerebbero altane) ma dentro le case, distesi sui solai. Si tratta di un fantastico tipo di pavimenti fatti di un amalgama di sabbia, sassi colorati, calce, disposti a torcersi e piegarsi insieme con le case veneziane, che per via del mobile suolo sul quale sono costruite si inclinano e si flettono, e dentro le quali i pavimenti di marmo si spezzerebbero, quelli di terrazzo no.

Conobbi tempo fa un certo signore che per testimoniarmi la sua pura e orgogliosa venezianità mi disse che a casa sua se poggiavi un bicchiere a terra in camera da letto, quello rotolava da solo fino in cucina; infatti c’era un pavimento di terrazzo che si era incurvato con la casa tutta e permetteva queste pirotecnie. Altra bellezza dei pavimenti di terrazzo sono le rammendature e i rappezzi: se per caso si fa un buco, se ne consuma un pezzo, ci rovesci altra calce e sassi ed è fatta; e più si vede la toppa, più è bello, per via delle marezzature variegate.

Ceno, così si chiama il siamese di Cucurbita e di Daino-Imothep, ha le stesse sfumature camoscio del terrazzo della sua casa; in più ha gli occhioni turchesi che rendono famosa la sua razza, e un’aria da bel tenebroso. Per due volte è caduto dal terzo piano inseguendo svagatamente piccioni, e per due volte è tornato a casa; oggi ha un’aria un po’ senatoriale, tuttavia ogni tanto torna sul cornicione per fare un felpato giro tra cielo e calle, tra i palpiti di Cucurbita. Mi sono dedicata da capo a fotografarlo.









3 commenti:

dede ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
nina ha detto...

guarda quanto son andata indietro zampettando di qua e di là che da tempo non prendevo il tempo per immergermi in AAA. E penso che queste visioni questo immaginario che per me è fantastico e lontano come l'oriente e vicino come dentro un cuore estasiato, è ciò che più amo di tutta questa rete, dove tra ondine e squaletti e pesciolini rossi navighiamo. Le conchiglie tue le porto sempre vicino a me. Le apro, le guardo, le riincarto colorate, e mi rimetto a disegnare.

Auguri grandi a te

nina

artemisia comina ha detto...

che cari auguri, nina, li inzupperò nel tè, li metterò tra le pagine del libro, li attacco con una puntina davanti a me :))

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