mercoledì 31 agosto 2016

Pranzi di famiglia. Anonimi olandesi e fiammingi del XVII, Antoon Claeissens, Andries van Bochoven, Anthonie Palamedesz, Roelof Koets II


Anthuenis, or Antoon Claeissens, Claessens, or Claeissins (c.1536 – 1613) Family saying Grace, ca. 1585.


Anonimo olandese, Patrician Family, c 1610


Flemish School, Portrait of a Family at Midday Meal, around 1610


Anonimo olandese, 1627. Come somigliano alla mamma!


Andries van Bochoven and his family, 1629, Utrecth
Figlio di un ricco mercante - il signore con la bibbia in mano - e della prima moglie defunta; alla destra la seconda moglie; poi tutti i figli della prima e della seconda in schiera; lui è quello con il pennello in mano; haimé, morto di peste quello stesso anno. Al centro pare via sia un pasticcio in crosta fantastico.


Anthonie Palamedesz, Palamedesz family, 1635, Antwerp

The genre of portrait was also practiced in Flanders, yet there are distinct differences between the North and the South in the Netherlands. Middle-class and Calvinist tendencies are particularly evident in the Dutch preference for mock-realism and intimacy, and it is these characteristics which predominate in Anthonie Palamedes' Family Portrait. The family, with numerous children, sits primly in a room with the air of a peep-show; Palamedes is not particularly interested in the actual portrait aspect of the work. 


Roelof Koets II (c. 1650-1725, attributed to).) Dutch family taking tea, c. 1680,
Dyrham Park, National Trust
 
The 17th-century Dutch family shown in the painting above are clearly very proud of their tea things. The wife and the child are dressed to the nines and the splendid Javanese lacquer table is filled expensive-looking tea utensils. At this time the drinking of tea was still a relatively exotic and glamorous activity in Europe – perhaps reflected in the fact that it is the husband in the painting, the head of the household, who demonstratively holds the teapot. And it was obviously deemed appropriate to have a trendy oriental lacquer table to go with this trendy oriental drink.



Immagini da

wikipedia.claeissens

womeninamericanhistory

churchmousec.wordpress.com 

wikipedia

wga

Dyrham Park, National Trust


martedì 30 agosto 2016

Mousse di yogurt al cardamomo, ma anche alla menta.



Di Cucurbita Serenissima


Mettere a scaldare 2 bicchieri di latte intero e una ventina di semi di cardamomo (schiacciati con un batticarne); far bollire per una decina di minuti a fuoco dolcissimo.

Lasciare raffreddare e filtrare il latte; scioglierci 4 cucchiai colmi di zucchero a velo e mescolarlo un vasetto (500 g.) di yogurt bianco intero, quello greco denso e cremoso.

Aggiungerci 250cl. di panna fresca montata, amalgamandola con un movimento circolare dall‘alto in basso per non smontarla.

Mettere la mousse in frigo almeno un‘ora prima di servirla .

Versarla dentro 6 ciotoline e guarnire con della frutta (ciliegine divise a metà e caramellate), oppure con del miele e mandorle tostate a scagliette, oppure foglioline di menta e cioccolato amaro grattugiato. Ecc.ecc.

Accorgimenti: Se lo yogurt é troppo liquido metterlo a scolare sopra una garza per un paio di ore. Non buttare via i semi di cardamomo utilizzati; si possono risciacquare, far asciugare, riutilizzarli un' altra volta. Con piccole coppette, dalle otto alle dodici; sul fondo delle coppette può restare un po' di liquido (scolare bene lo yogurt); il cardamomo è un aroma di sottofondo: se si insiste, diventa amaro.

Si possono mettere anche dei biscottini , tipo lingue di gatto, baicoli.  Mentre scrivo il mio gatto siamese sta disteso vicino a me, sopra il tavolo, leccandosi il pelo sotto un debole raggio di sole ,oggi  finalmente riapparso dopo tre giorni di pioggia.




Mousse di yogurt con la menta

Artemisia: Provata con la menta (piperita, circa 20 foglie) invece del cardamomo; piacevole.

lunedì 29 agosto 2016

Pasticcio di cigno, di fagiano, di tacchino, d'oca. Pittori fiamminghi, olandesi, tedeschi della prima metà del XVI secolo, più Ivan Day.


David Vinckboons (Flemish Baroque Era Painter, 1576-ca.1632) The Outdoor Party, 1610
da publicpleasuregarden


Riunisco pittori dell'area olandese - fiamminga, ma anche tedesca, che nella prima metà del XVI secolo hanno rappresentato pasticci di uccelli coronati dalla loro effige: cigni, tacchini, pavoni, piccioni. I pittori sono chi notissimo, chi pochissimo conosciuto; David Vinckboons e Brueghel il Vecchio mettono un medesimo pasticcio di pavone il primo in una festa musicale in giardino, il secondo in una opulenta, barocca rappresentazione dei cinque sensi; Pieter Claesz fa di un pasticcio di tacchino e di uno di pavone i protagonisti di due grandi quadri di ricche tavolate con cibi costosi ed esotici, Jacob van Velsen e Laurentius de Netter mettono in scena due piccoli gruppi di giovani, uomini e donne, che si dilettano di musica, della loro compagnia, del bere, del fumare, e del mangiare pasticci di oca e di cigno, Bartholomeus Strobel the Younger rappresenta uno stratosferico banchetto di Erode lungo 10 metri da guardare uno per uno che comprende un pasticcio di fagiano, David Teniers il giovane rappresenta una ricca cucina con il più barocco pasticcio di cigno. Quanto a Ivan Day, uno storico dell'alimentazione che riproduce banchetti del passato, ha studiato e cucinato alcuni di questi pasticci, dicendoci tra l'altro come va allevato e cucinato il cigno perchè sia ottimo. 


Jan Brueghel the Elder (Bruxelles1568- Anversa1625), Five Senses, 1620, Prado
Da wikipedia
Per i curiosi: Elizabeth McFadden, Food, Alchemy, and Transformation in Jan Brueghel's "The Allegory of Taste"; articolo reperibile online in academia.edu






Pieter Claesz van Haarlem's (Berchem1596/1597 - Haarlem1660), Still Life with Turkey Pie, 1627, Rijksmuseum Amsterdam
Da wikipedia





Pieter Claesz van Haarlem's (Berchem1596/1597 - Haarlem1660), Still Life with Peacock Pie, 1627, National Gallery of Art - Washington

In this large―more than four feet across―and magnificent banquet piece, Pieter Claesz (1596/97–1660) demonstrates why he was one of the most important still-life painters in Haarlem. A sumptuous feast is set with some of the most extravagant foods available in the Netherlands in the early 17th century. A large peacock pie is festooned with the fowl’s own feathers and gullet—a true delicacy marking only the most special occasions—plus a pink rose placed in its beak. An array of foods surrounds the garnished game, including a cooked bird, olives, lemons, breads, peaches, nuts, and candies. Many of these foods, which Claesz rendered beautifully in pewter platters and Wan-li bowls, were delicacies imported from foreign lands. A small mound of salt, which was itself a precious spice, in a gilded saltcellar adds even more flavor to the meal. Perched at the ready is a berkemeier filled with glistening white wine poured from a pewter pitcher. 
Painted in 1627, the size of this spectacular banquet feast is critical to its impact. Using life-size pictorial elements, the table top becomes extension of the viewer’s space. Claesz subtly enhances the effect with evidence of human presence―food partially eaten, a napkin crumpled―and precisely captured textures: the pebbly lemon peel cascading from the plate, the shining pewter pitcher, the tablecloth’s crisp folds. He harmonized and animated the scene with subtle shadows and delicate touches of light, as in the light passing through the glass of wine and reflecting on the cloth. Da nga.gov



Jacob van Velsen (Delft c. 1597-1656 Amsterdam), A Musical Party, 1631, Nationalgallery, London
Un breve biografia in cui si apprende che nasce povero e muore ricco dopo aver sposato una ricca vedova, nel bellissimo sito essentialvermeer.com
Immagine da  wikipedia



Laurentius de Netter (1600/04 -1649/69 ) Elegante compagnia in un interno,  1640, Östergötlands museum 
Laurence Neter, Laurens de Neeter, Laurentius de Netter, Laurence de Neter, artista polacco - olandese, Attivo ad Amsterdam e Danzica. Pittura di genere, storica, ritrattista. E' tutto quello che ho trovato sul pittore, da www.konstdigitalt.se




German-Silesian artist Bartholomeus Strobel the Younger (1591 – c 1650) Feast of Herod with the Beheading of St John the Baptist (tra il 1630 e il 1643), Prado, Madrid.

Da wikipedia


David Teniers the Younger (Anversa1610- Bruxelles 1690) De Welvoorziene Keuken / La cuisine bien fournie, 1644, British Museum
Una breve biografia in essentialvermeer.


Prolifico pittore fiammingo del periodo barocco, figlio e allievo di David Teniers il Vecchio, genero di Jan Brueghel il Vecchio, padre di David Teniers il Giovane. Dipinge di tutto, ma soprattutto scene di genere e di vita contadina, nel XVIII secolo spesso tradotte in arazzi. Ha una seconda vita come pittore di corte e responsabile delle collezioni d'arte del reggente dei Paesi Bassi, prima dell'arciduca Leopoldo Guglielmo poi del successore di Don Giovanni d'Austria; è stato promotore della fondazione dell'Accademia di Bruxelles di Belle Arti (1663) e dell'Accademia di Anversa (1665).  


Interior of a large kitchen with a woman (Teniers' wife Anna) seated and peeling apples, a boy (the artist's eldest son David) standing next to her holding a plate, a table with a swan pie at left, a pearl hanging from the swan's beak, a large fire-place with roasting poultry in right background.

Immagine da wikimedia






Quanto a Ivan Day, storico della cucina e cuoco, ci dice di una notizia di cronaca che parla di farabutti che hanno ucciso e arrostito un cigno di proprietà della regina, ma che - ben gli sta - hanno sicuramente trovato poca, dura, stoppacciosa carne; aggiunge che giammai fu quella dei famosi pasticci, e che epoca vittoriana si sapeva ancora come fare: si usavano cignetti opportunamente ingrassati, in modo che fossero a puntino per Natale; leggete di seguito, se avete il cuore abbastanza duro. Le due foto di cui sopra propongono sue riedizioni del piatto.

This is what Ross Murray, a compiler of household manuals for Victorian housewives told his readers in the 1870s, 'Roast Swan. This splendid dish, worthy of a prince's table, is only too locally known. It is, of course, only eligible for the table in its cygnet state.' So it looks like they ate the babies - the ugly ducklings that is? Not exactly. Murray goes on to say, 'The cygnets when all hatched are of a slaty grey, which grows lighter as they grow older. The cygnets of the wild swan are white. But it is of the grey cygnets we have to speak. They are hatched in June. If if is intended to eat them they must be taken from their parents and put into a separate swan pond, at the end of August or first week in September. After they have been "hopped or upped", as it is called, from their native place grass is thrown to them twice a day with their other food for a fortnight. They are fattened on barley: a coomb each cygnet suffices for the fattening. The corn is set in shallow tubs just under water. Cygnets can only be fattened before the white feathers appear; after that no feeding will do any good; as soon as a white feather shows they will cease fattening, no matter what food they have. They can consequently only be eaten in December, and they are a capital and magnificent Christmas dish. Their weight then will be from 25 lbs to 28 lbs.'* So these teenage super-sizers were fattened by feeding each of them on a coomb of barley. A coomb was a dry measure consisting of four bushels! That was some fattening up process. They were slaughtered the moment their white adult plumage appeared, which pretty well coincided with Christmas. They were seven months old and pathologically obese. Murray goes on to tell us that swan was a popular local dish in Norfolk and explains how they were roasted in homes in that county on a spit in front of the fire as a Christmas dish. He explains that the finished swan was garnished with four little swans carved out of turnips and 'a paper frill, nicely cut, about the shoulders'. He even quotes a popular Norfolk poem on how to prepare the bird and provides a chromolithograph of the finished roast garnished with its miniature turnip swans and surrounded by all the other dishes of a high Victorian Christmas dinner. Da Food History Jottings
il bellissimo e consigliatissimo blog di Ivan Day.


Tovo un libro vecchiotto che parla del tema, almeno nel senso ampio della cucina dell'epoca; ancora in vendita in rete; non ne so la qualità.

The Dutch Table: Gastronomy in the Golden Age of the Netherlands; Gillian Riley, Pomegranate Artbooks, San Francisco, 1994

domenica 28 agosto 2016

Pranzi di famiglia. Quiringh Gerritsz van Brekelenkam


Just finishing a Sunday meal, the members of this well-to-do family may be getting ready to return to church. The mother hands a prayer book to the younger of the boys, and the little girl holds her freshly starched cap and fan. Quiringh Gerritsz. van Brekelenkam appears to have combined a family portrait and a genre scene with a moralizing message. Van Brekelenkam emphasized the moral message by placing the large, framed landscape in the background. As the family displays domestic virtues, the painting within the painting shows a couple gazing at a ship at sea under a dark sky illuminated by a shaft of light. The painting within their home serves as a reminder to the family to look to the light as they continue on life's uncertain voyage. 

Il commento del Getty, dove è conservato questo quadro dipinto tra il 1658 e il 1660, rivela l'irresistibile attrazione per la morale della favola presente per i quadri del secolo d'oro olandese; il contesto religioso aveva certamente una rilevanza sociale alta, ma forse ne abbiamo perso in gran parte il senso, e solo apparentemente questi commenti, spesso animati da una retorica ripetitiva, ci chiariscono la scena. E' interessante essere invitati a vedere certi segni, ma restiamo con molti interrogativi: che passava per la mente al pittore, ai committenti, ai personaggi della famiglia? Questo quadro, più di altri di famiglie intorno al tavolo del pasto, ci mostra la stanza, ci fa dare anche un'occhiata verso la cucina, tutt'altro che sepolta in un lontano altrove, come nei palazzi, ma del tutto prossima; siamo in una casa borgese, per quanto ricca; amiamo, una volta di più, i pavimenti a scacchi bianchi e neri, le alte finestre che illuminano la parte superiore della stanza e con quella i quadri più importanti, il meraviglioso armadio dalla monumentalità severa e calda, le porcellane che hanno cominciato a sostituire i piatti di metallo. Rispetto a certe sfilate di volti in cui la preoccupazione di ritrarli puntualmente prevale, qui le persone si muovono, interagiscono tra loro, non fissano tutte lo spettatore; quello che ci guarda è come se ci avesse visto per caso, tanto da restare con il gesto a mezz'aria del pulirsi la bocca che nessuno assumerebbe nel mettersi in posa. Mentre al ragazza, l'unica che in posa si mette, lo fa sopra le righe, ostenta le sue insegne, ci fa sorridere; sembra un attributo dell'età ingenuamente esibizionista. Le porcellane sono sull'armadio, sul tavolo ci sono ancora piatti metallici, forse di peltro; è una colazione domenicale, apparentemente sbrigativa. Sbircio sulla tavola, aguzzo la vista, vedo una grossa forma di cacio, un pane, qualche bricco, forse del burro.

Quiringh Gerritsz van Brekelenkam (Zwammerdam, 1622 – Leida, 1668) dipinge molte scene di famiglie intorno a un tavolo, ma ne ho trovata solo una in una ricca casa di mercanti. Le altre sono di famiglie meno benestanti, qualche volta umili. Sulla tavola comunque si ripetono grosse forme di formaggio, burro, pane, bricchi; c'è anche una zuppa; Quel pesce che pure al mercato viene comperato non è mai sulla tavola; vedo però delle cozze. Manca sempre il cibo più ricco e raro, la carne; quello dell'aristocrazia, dei ricchi, delle feste.






Le immagini da:

getty.edu

wikipedia

nevsepic.com.ua

sothebys.com1

sothebys.com 2

flemishgarden.tumblr.com

commons.wikimedia.org



sabato 27 agosto 2016

La differenza tra amandine e crema frangipane. Con Boris Michajlovič Kustodiev



Sulle due cose si fa parecchia cofusione. L'ho fatta anch'io, ma poi ho studiato.

Nell'amandine un guscio di frolla viene riempito di farina di mandorle, zucchero, burro e uova coperto di mandorle sfilettate, o arricchito di frutta fresca o in composta. Tiepido è meglio che freddo e spesso ha forma di tartelletta.

La frangipane contiene anche crema pasticcera. E' tipica del pithiviers, della galette des rois, delle tartellette amandines.

La prima è più costosa della seconda, per questo in Francia ci sono regolamenti perché  non vengano confuse.

In AAA:

una torta con amandine e mirtilli

un'altra con i mirtilli

una con le ciliegie

una con le mele annurche

un pithiviers


Sull'amandine e le sue caratteristiche, come per la differenza con la più economica frangipane, vedi questo link: terroir de france

Trascrivo.

Crème d'amandes : mélange à parts égales et à froid de beurre, sucre, oeufs entiers et poudre d'amandes, sucre et poudre d'amandes pouvant être remplacés par du tant pour tant.

Ne pas confondre avec la "frangipane" qui est une crème d'amandes additionnée de crème pâtissière constituant un produit économique typique des Pithiviers et galettes des rois 1er prix.

Crème Frangipane : c'est une crème d'amandes (mélange à parts égales et à froid de beurre, sucre, oeufs entiers et poudre d'amandes), additionnée de plus ou moins de crème pâtissière constituant un produit économique typique des Pithiviers et galettes des rois 1er prix.
La crème "frangipane" remplace la crème d'amandes pour l'alléger tant du point de vue calorique qu'économique. La crème frangipane est toujours cuite en association avec une pâte :
pâte sucrée => tartelettes amandines
pâte feuilletée => Pithiviers - galette des rois
Ce produit, contenant des oeufs, ne doit impérativement pas être conservé plus de 24 h.


Illustro il tema con questa dame la cui rotondità felice, palesememente nutrita di dolci, mi parve adatta. Le dipinge Boris Michajlovič Kustodiev (Astrachan', 7 marzo 1878 – Leningrado, 28 maggio 1927, pittore russo. Pare che un'infanzia non prospera, con madre vedova, lo abbia fatto abitare in un'ala secondaria di una casa di un ricco mercante russo; di lì, un perpetuo inconto per quella colorata abbondanza, e in particolare per le rotonde mogli (presa da curiosità, cerco ritratti della sua: tutt'altra; il sogno è sogno). Con la rivoluzione russa si trovò d'amore e d'accordo. Oltre ai samovar, invito ad apprezzare le porcellane. 





thenewinquiry.com

wikiart

www.liveinternet.ru

lingvostranovedcheskiy.academic.ru


giovedì 25 agosto 2016

La pasta sfogliata dall'Asia centrale all'India, a Napoli.



Ho trovato prove incontrovertibili che la pasta delle sfogliatelle ha radici in Asia Centrale (sì, sì, anche quella, come molte altre cose). Datevi pace.

Dapprima l'occhio pigro non voleva vedere, ma poi dai e dai mi sono dovuta accorgere che in Uzbekistan, dove sono stata, si usa una pasta sfogliata è tale e quale a quella che ho chiamato pasta sfogliata napoletana. Ci fanno le samsa, per esempio, i fagottini che in India diventano samosa. Ma anche certi pani che poi si cuociono in padella e che per ciò fanno tanto pensare ai nomadi.

Nel Vicino Oriente gli impasti sottili e sottilissimi, le loro sovrapposizioni, sono del resto frequenti, per esempio nella baklava. Si fa una pasta - anche solo con acqua farina e sale, ma si può aggiungere burro, non è quello il punto - si stende sottilissima e si sovrappone ungendola tra uno strato a l'altro - questo sì che conta, e ho visto varie tecniche - si arrotola,  si affetta, si spiana, si usa. Da cotta si sfoglia.

Quanto ai vari modi di fare la pasta sfogliata in area napoletana, anche gli appunti della madre di Mentuccia, Aida, e della sua amica Celeste, signore dell'area nord del Regno di Napoli, ne parlano.  Vedo, per inciso, che la fanno anche in Abruzzo. Ma che un tal tipo di pasta fosse usata non solo per le sfogliatelle non ne avevo idea; lo riscopro trovandone un par di seducenti tracce in letteratura; un rapido confronto con amici indigeni napoletani non la recupera nella loro memoria o esperienza. Poi ho semplicemente constatato che la pasta delle sfogliatelle in certe sue procedure (non ce n'è solo una) migra dal dolce al salato, dal piccolo al grande.

Dove ho trovato le prime tracce di questo campano sfogliare torte rustiche? In due libri. A Napoli si mangia così, Vittorio Gleijeses autore, Lydia Boccia Gleijeses curatore. Società Editrice Napoletana, 1977. E nel Il Ricettario della Cucina regionale, Focacce, Formaggi e Dolci Accademia Italiana della Cucina, TCI, 2004. Pizza Piena, Campania.


Poi Isolina mi ricorda la paste sfogliate indiane, così simili. Ce n'è una che sembra origini dal Punjab, da dove si è diffusa per tutta l'India. Ovviamente, versioni a bizzeffe. Si mangia sola o accompagnata. Un' altra versione, forse più popolare, è la paratha ripiena, che però richiede una lavorazione molto più semplice.







Pasta sfogliata dell'Uzbekistan
 
Non (pane uzbeko) sfogliato, con cipollina fresca




Achha Paratha, il pane di pasta sfoglia indiano

mercoledì 24 agosto 2016

Gremolada



Gremolada (gremolà, ridotto in grani).


buccia di limone grattugiata,

prezzemolo triturato (rosmarino, salvia, non essenziali)

acciuga sotto sale lavata, pulita, diliscata e sminuzzata (non essenziale),

piccolo spicchio d'aglio ridotto in crema.

Mescolare.

Salsa lombarda di fine Ottocento, assente in “La vera cucina lombarda” 1890, presente in “La Scienza in Cucina” di Pellegrino Artusi, del 1891.

Per gli Ossobuchi alla milanese, ma anche per coniglio o scaloppine.



Scaloppine con la gremolada.

Appassire mezza cipolla in olio d'oliva e burro, con un piccolo battuto di pancetta dolce;

rosolarvi fettine di lonza o lombata già infarinate, salate e pepate.

Bagnare con vino bianco, sfumare, aggiungere un po' di pelati e un po' di brodo, far “pippiare” a lungo.

A fine cottura aggiungere la gremolada. Servire con risotto giallo (ovvero, con zafferano; vedi link ossobuchi, più su).

martedì 23 agosto 2016

Polpettine in pacchetto: fiori di zucca, zucchine.



 Di Isolina, detta Brassica Illirica

Le pensai per un pic nic che facemmo al tramonto, nelle crete senesi.

Macinare 250g di petto di pollo insieme un pezzetto di zenzero, uno di peperoncino, 10 foglioline di menta, 2 scalogni piccoli.

Mettere il ricavato in una ciotola, aggiungere 1 fetta di pane ammollato, 1 manciata di pinoli, la una puntina di cucchiaino di cannella, sale. Mescolare molto bene, aggiungere 1 uovo e impastare a fondo (con le mani).

Tagliare 2 zucchine per il lungo a fette sottilissime, e farle ammorbidire al vapore o al microonde (io le metto tra due fogli di carta forno nel MO per 10 secondi).

Tagliare 10 fiori di zucca alla base in modo da avere una specie di rettangolo.

Pacchetti ai fiori:

Con le mani fare delle pallottoline di carne e avvolgerle nei fiori di zucca formando un pacchetto.

Legare con fili di erba cipollina, sbollentata (20 in tutto, anche per le zucchine).

Per i pacchetti di zucchina:

Mettere a croce due fettine di zucchina (se volete essere perfezioniste fate un braccio della croce più corto, che basti semplicemente a chiudere i lati) mettervi al centro una pallottolina di carne, chiudere a pacchetto, legare con fili di erba cipollina.

Scaldare un filo d’olio d'oliva in una padella antiaderente e rosolare i pacchetti per pochi minuti da una parte e dall’altra, abbassare il fuoco e continuate la cottura per altri 5 minuti.

lunedì 22 agosto 2016

Pastiera senza grano di Aida






Da Mentuccia.


Ho già detto del quaderno con due ricette di pastiera, e una, quella che è cotta quando smette di cantare, l'ho già trascritta. Ecco la seconda, trascrivo alla lettera.

Prima di tutto bisogna fare la pasta frolla per la quale ci serviremo, modificandone le dosi, di quella senza uova. Impastate un ettogrammo e mezzo di burro con due cucchiaiate e mezzo di zucchero a velo, e quando lo zucchero è assorbito incorporate al burro quattro cucchiaiate colme di farina,  quattro cucchiaiate di farina di patate e la raschiatura di un limone. Unite bene tutti i vari ingredienti, fate una palla della pasta e lasciatela riposare un momento.

Confezionate intanto una crema pasticcera con due cucchiaiate di zucchero in polvere, due rossi d'uovo, un cucchiaio colmo di farina e un bicchiere di latte.

Dopo aver preparato la crema bisogna preparare il composto di ricotta. Lavorate con un mestolo di legno in una terrina gr 300 di ricotta, tre rossi d'uovo, tre cucchiai di zucchero in polvere e un pizzico di cannella; e quando la ricotta sarà ben sciolta unitele la crema pasticcera fredda, tre cucchiaiate tra cedro e scorza d'arancia canditi, che avrete tagliato a pezzettini, e tre chiare montate a neve.

Amalgamate con garbo tutta questa roba.

Dividete la pasta frolla in due e usatela come per la pastiera di grano.

Con la lama di un coltello regolarizzate intorno intorno la forma della pastiera, doratela con un po' d'uovo sbattuto e mettetela in forno di giusto calore per una mezz'ora abbondante.

Spolverizzare di zucchero vanigliato.


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