giovedì 8 febbraio 2007

Tartellette piccanti con il pepe di Ayacucho


Di Artemisia Comina

Mi faccio tentare da uno di quei banchetti pseudo-country che ogni tanto si assiepano nelle piazze romane. Fate conto: l'agricoltura e le donne, vaga aria bio. Chi vende marmellate, chi salami, chi verdurette, chi formaggi.

Abbocco ai formaggi: formaggetta di capra che ha appena cominciato la stagionatura. Naturalmente, non sanno fare i formaggi. La formaggetta è salata.

La distruggo entro una coltre di fresca ricotta, la spruzzo di panna fresca.

La annido entro una cuccia di frolla piccante - molto - 200g farina, un uovo, 100g di burro, pizzico di sale e pizzico di zucchero, pizzico di ajwan e pizzico di falso pepe peruviano, che proviene, dice l'etichetta, da Ayacucho.

Impennacchio l'insieme con una goccia di marmellata piccante peperoni-zenzero, micidiale. Ma anche meravigliosamente aranciata.

Per momenti di fuoco. Questa è  una sorta di paradigma e non una ricetta. Ovvero: guscio friabile e secco fortemente aromatico. Volendo, aromatico e piccante. Farcia molle umida e fresca, senza cottura. Con un formaggio fresco e molle. Volendo, un qualcosa di più consistente dentro, senza cambiare la filosofia. Piccola corona ancor più umida, colorata e zuccherata. Volendo, piccante. Ma avevo pensato anche a una marmellata di arance amare.

Nel menu Febbraio 2002. La cena del vescovo e sua moglie





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