lunedì 3 dicembre 2007

LAZIO. VAL DI COMINO. IL PRIMO GIORNO DI DICEMBRE.





















Tutte quelle foglie rosse che appena una settimana fa volavano per ogni dove sono sparite. C’è solo giallo, in giro, e la dorata secchezza brunita di quelle che oramai stanno per frantumarsi. La casa è sempre gelida, accendiamo il camino. Ma guarda un po’, non c’è paragone con le stufe. Ci siamo portati dietro da lavorare. Si sgranocchia un mostacciolo preso al forno di Atina, ci si fa un tè in tazze del 1935. Nel suo quadro, il profilo della madre di Mentuccia ricorda una primavera del ’29.

La sera torniamo a Il Vicolaccio, dall’oste musicista. Ci dice che forse il 23 di dicembre organizza una serata live con vecchi amici agli strumenti e ci regala un altro compact assemblato da lui pieno di jazz. Assaggiamo i fini fini (i tagliarini, che a Posta Fibreno vengono così ribattezzati) con crema di fave e funghi porcini, un’invenzione dello chef, della buona trippa al sugo, e un dolce della signora, sempre fresco e buono nella sua semplicità: pan di spagna, alchermes, crema gialla, crema al cioccolato, grani di melograno, scaglie di mandorle.

2 commenti:

papavero di campo ha detto...

due parole: foto bellissime!!

i mostaccioli! devo controllare la ricetta di mia madre, mi pare non proprio simile, l'ammoniaca sì, noi in più il miele e al posto del cacao la cioccolata, sì ricetta sudista, natalizia e sposalizia!
adorabili mostaccioli!
bye!

Artemisia Comina ha detto...

fuori la ricetta della mamma!

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